Eccomi qui sempre in viaggio, oggi è una splendida giornata di sole e mi godo il paesaggio dal mio trenino. Ho fatto il mio primo seminario, masterclass o workshop (come preferite) sul ritmo. E’ stato molto bello lavorarci, dare un’ordine a tutto quello che ho imparato in questi anni sull’argomento e soprattutto creare degli esercizi per gradi che possano aiutare le persone a sviluppare il senso del groove. Per fare ciò mi sono reso conto che è necessario uno studio e un lavoro sui ritmi africani e la poliritmia, tanto esercizio sulle varie suddivisioni della musica moderna ed infine applicare il tutto ai tempi dispari. L’ideale è fare questi esercizi con il corpo e la voce.

Vi chiederete, sembra complesso, perché tutto sto casino?

Beh mi sono reso conto, dopo aver osservato attentamente vari artisti come Sting, Bruno Mars, John Mayer e tanti altri, che loro quando suonano prima di tutto hanno un tiro pazzesco e poi fanno tante cose contemporaneamente con grande indipendenza. Ad esempio con il corpo oscillano o fanno una microdanza sul ritmo della canzone , poi suonano degli accenti o delle figurazioni con lo strumento su quel ritmo ed infine cantano una linea melodica che ha altri movimenti ritmici ed altri accenti. Tutto ciò con una naturalezza che sembra che non facciano niente di impegnativo ma immaginiamo che indipendenza ci vuole? 

Siccome sono curioso ho iniziato a fare una ricerca e questa ricerca mi portato al fulcro della vicenda. Tutti noi sappiamo che la musica americana ha una forte componente africana per ragioni storiche e sociali e che l’africa è in assoluto la sede principale del ritmo se così si può dire. Così ho iniziato a studiare e comprendere la loro musica ed i loro ritmi. Sinceramente fino a qualche anno fa ogni volta che sentivo un gruppo di percussionisti africani non capivo minimamente cosa facessero anche se mi rendevo conto che facevano groove travolgenti. Oggi per fortuna oltre ad avere una chiave di lettura ho sviluppato tutta una serie di esercizi che possono aiutare a comprendere questi ritmi ma soprattutto a divertirsi sviluppando indipendenza e migliorando il proprio senso del ritmo. 

Un consiglio, guarda questo video:

 

Mi piacerebbe tanto portare in giro in Italia queste conoscenze e soprattutto lasciare un metodo per i docenti che potrebbero insegnare queste cose  nelle loro lezioni settimanali come faccio io attualmente nelle città dove insegno. Vi assicuro che ci divertiamo come matti!!!

A fine luglio ci sarà un altro appuntamento al riguardo e cioè un seminario di tre giorni che terrò a San Benedetto del Tronto insieme ad altri fantastici musicisti come Riccardo Onori (chitarrista di jovanotti) Francesco Cherubuni (batterista dei dirotta su cuba) e altri, proprio sulla black music.

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